Osteoporosi

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Aprile 2015

Cos’è l’Osteoporosi. Osteoporosi e Dieta. Osteoporosi Maschile. Osteoporosi Pre-Menopausale

A cura di Cesare Betti

A causa della sua notevole diffusione, dei disagi e dell’invalidità che provoca, nonchè per degli elevati costi, l’osteoporosi è stata definita dall’Organizzazione mondiale della sanità “u201cmalattia sociale”u201d. In Italia, si calcola che ne siano colpiti oltre cinque milioni di persone, in prevalenza donne, e questo valore è in costante aumento. Colpa del benessere e di uno stile di vita non proprio corretto, attualmente la prevenzione rappresenta l’arma più efficace nei confronti di questa malattia. Vediamo che cos’è l’osteoporosi e quali sono i sintomi con l’aiuto del professor Luigi Sinigaglia, presidente della Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms).

Di che cosa si tratta
L’osteoporosi è una malattia dovuta a un’eccessiva demineralizzazione dell’osso, che diventa molto fragile e predisposto alle fratture.
È noto che dalla nascita in poi lo scheletro si accresce e aumenta il suo patrimonio in termini di densità minerale fino a raggiungere un valore massimo (definito “u201cpicco di massa ossea) intorno ai 30-35 anni, precisa il professor Luigi Sinigaglia. Fino ai 40 anni viene mantenuta una condizione di equilibrio tra riassorbimento osseo e neo apposizione; poi la densità minerale dello scheletro inizia a decrescere lentamente. Al momento della menopausa, nella donna la perdita di osso avviene molto più rapidamente, perchè le ovaie non sono più in grado di produrre gli estrogeni, ormoni importantissimi per il mantenimento dell’equilibrio dello scheletro.
La carenza di estrogeni favorisce il riassorbimento osseo a scapito della neoformazione, così che la densità minerale ossea subisce un importante decremento, continua il professor Luigi Sinigaglia. Nell’uomo, tale processo è più lento e lineare, ma progredisce con l’età, così che entrambi i sessi in età più avanzata sono a rischio di osteoporosi.

Chi è a rischio
Alcune categorie di persone sono più a rischio di altre di andare incontro a fratture scheletriche da fragilità ossea. Oltre alle donne che non hanno avuto mestruazioni per molto tempo durante l’età fertile e quelle che sono andate in menopausa prima dei 45 anni, sono a rischio:

  • chi è molto magro, con un indice di massa corporea inferiore a 19;
  • chi ha più di 65 anni;
  • chi segue una cura a base di cortisone per molto tempo;
  • chi ha radiografie che mostrano deformità alla colonna vertebrale;
  • chi ha i parenti stretti che hanno avuto fratture;
  • chi produce meno ormoni sessuali del normale;
  • chi pratica poca attività fisica;
  • chi ha un introito basso di calcio con la dieta.
  • Quali sono i sintomi dell’osteoporosi
    All’inizio, l’osteoporosi non dà segni della sua presenza e soltanto in seguito si manifesta con fratture. Tuttavia, ci sono alcuni segnali che si possono evidenziare in caso di microfratture alle vertebre, come forti dolori al torace e alla schiena. Anche lievi modificazioni del fisico che si manifestano con il tempo possono essere segno di osteoporosi, come quando la donna perde centimetri in altezza e si curva in avanti.
    Le fratture sono il segno più frequente dovuto all’osteoporosi, soprattutto a carico di polso, vertebre, femore e omero, puntualizza il presidente della Siommms. Le fratture vertebrali causano riduzione di altezza, aumento della curvatura della colonna vertebrale e dolori. Le fratture del femore, invece, sono più serie e necessitano quasi sempre di un intervento chirurgico. In generale, tutte le fratture da fragilità sono associate a marcata riduzione della qualità della vita del malato e a riduzione importante dell’aspettativa di vita.

    Gli esami per scoprirla
    Se in genere non è possibile accorgersi della perdita di massa ossea fino a quando non si verifica una frattura, è però possibile scoprire se una persona è a rischio.
    Fino a qualche anno fa, la diagnosi si basava su dati clinici e radiologici quando la malattia aveva già fatto la sua comparsa, precisa il professor Sergio Ortolani, direttore del Centro studi del metabolismo osseo all’Istituto Auxologico di Milano. Oggi, invece, è possibile scoprire la malattia prima che abbia fatto danni. Ecco come fare.
    1) La visita medica – Il primo passo per l’osteoporosi è sottoporsi a un’accurata visita. Il medico valuterà lo stato di salute della persona, le sue abitudini di vita, la sua storia clinica e quella dei suoi familiari più stretti.
    2) La Moc – La Moc (Mineralometria ossea computerizzata) è l’esame che permette di riconoscere precocemente le persone a rischio di osteoporosi, in quanto valuta la densità del tessuto osseo. È un’indagine non dolorosa nè invasiva, basata sul passaggio di piccolissimi fasci di radiazioni attraverso l’osso. Poi un computer valuta quante radiazioni sono passate e calcola la quantità di calcio presente nell’osso.
    3) L’ultrasonometria – È un esame simile alla Moc, ma si serve di onde acustiche ad alta frequenza per misurare la densità di tessuto osseo.
    4) La radiografia – Mostra la presenza di eventuali fratture, ma non consente una diagnosi precoce della malattia.
    5) Le analisi del sangue e delle urine – Permettono di studiare sia il metabolismo del calcio sia quello dell’osso, e possono essere utili per individuare malattie che causano osteoporosi e per tenere sotto controllo l’efficacia delle cure.

    I farmaci
    Quando la perdita di calcio è rapida ed eccessiva, la dieta e il movimento non bastano a contrastarla e, per ridurre il rischio di fratture, si deve ricorrere ai farmaci, avverte il professor Sergio Ortolani. Essi hanno lo scopo di migliorare o di conservare la massa ossea, e la loro scelta va fatta dal medico in base alle caratteristiche della persona.
    Anche se i trattamenti per l’osteoporosi oggi a disposizione sono efficaci, non va dimenticato che sono cure lunghe, perchè si tratta di una malattia cronica.
    a) Gli estrogeni – La terapia sostitutiva con estrogeni va iniziata dopo la menopausa, limita il rischio di fratture e va continuata per molto tempo, perchè quando si interrompe, il tessuto osseo ricomincia a indebolirsi progressivamente. Può essere effettuata anche a scopo preventivo nelle donne con molti fattori di rischio per osteoporosi, mentre è sconsigliata in chi ha avuto un tumore al seno oppure a quelle con un’alta familiarità per questo tipo di tumore. Attualmente, questa terapia viene utilizzata solo nelle donne che hanno necessità di ridurre i disturbi tipici della menopausa.
    b) I bifosfonati – Bloccando l’attività degli osteoclasti, le cellule che demoliscono il tessuto osseo, questi farmaci arrestano e spesso invertono la perdita di massa ossea, determinando una riduzione delle fratture vertebrali e femorali. Sono indicati sia nell’osteoporosi della post-menopausa sia in quella dovuta a situazioni particolari, come in caso di uso prolungato di farmaci a base di cortisone. Il bifosfonato più spesso usato è l’alendronato, che si prende solo per bocca, mentre altri sono disponibili anche per iniezioni.
    c) Il raloxifene – Valida alternativa agli estrogeni, il raloxifene appartiene al gruppo dei Serm (modulatori selettivi dell’attività del recettore degli estrogeni). Serve per rallentare i processi di riassorbimento osseo. L’aumento di tessuto osseo prodotto è minore di quello dei bifosfonati, ma è ugualmente in grado di ridurre le fratture.
    d) Il calcio – Un supplemento di calcio è utile in post-menopausa e nelle donne anziane quando la dieta è povera di questo minerale. Si tratta di prepararti da prendere per bocca, a volte contenenti anche la vitamina D.
    e) La vitamina D – Oltre al colecalciferolo (vitamina D3), si può usare un suo metabolita attivo, il calcifediolo. La vitamina D agisce sull’intestino, facendo assorbire maggiori quantità di calcio, e sull’osso, favorendone la mineralizzazione. Può essere necessaria anche quando si deve far fronte a una sua carenza, come nelle persone anziane.
    f) Il ranelato di stronzio – È un farmaco che riduce il riassorbimento osseo e, nello stesso tempo, ne stimola la formazione, determinando incremento di massa ossea e riduzione delle fratture. Si assume per bocca su base giornaliera. Il suo impiego è però stato recentemente limitato per un possibile aumento di rischio cardiovascolare e pertanto non deve essere utilizzato in chi già presenta fattori di rischio in tal senso.
    e) Il teriparatide – È un potente stimolatore della formazione di nuovo osso e permette notevoli recuperi di massa ossea, specie a livello vertebrale. Tuttavia si tratta di un farmaco che richiede un attento monitoraggio nel corso della terapia e quindi la sua prescrizione è riservata a centri specializzati per i soli casi di osteoporosi particolarmente severa.
    f) Il denosumab – Farmaco più recente, è un potente inibitore del riassorbimento osseo che determina un progressivo recupero di massa ossea sia vertebrale sia femorale, e può essere usato per diversi anni. Permette una riduzione di oltre il 50% delle fratture vertebrali e femorali ed è molto pratico, in quanto viene somministrato per via sottocutanea una volta ogni sei mesi.

    Prevenire le “u201cossa fragili”u201d
    L’osteoporosi non si manifesta se non quando è entrata nella sua forma più seria, ma allora può essere già tardi, precisa il professor Sergio Ortolani. Buona regola è dunque tenersi sotto controllo e fare prevenzione. Per questo motivo, la prevenzione va iniziata fin dai primi giorni di vita, cioè da quando inizia lo sviluppo delle ossa. Nell’infanzia, una dieta ricca di alimenti ad alto contenuto di calcio, nonchè la possibilità di correre e di saltare, sono strategie fondamentali per preservare la salute delle ossa.
    Svolgere regolarmente attività fisica è un’abitudine preziosa per prevenire la malattia. Le attività fisiche migliori sono la ginnastica dolce, la bicicletta, le passeggiate a passo sostenuto su terreni pianeggianti.
    Da adulti, di fondamentale importanza è la dieta, che deve essere costituita da una grande varietà di alimenti contenenti calcio e da un adeguato apporto di proteine (carne e uova), e altri sali minerali (contenuti nei vegetali).
    Infine, conclude il professor Sergio Ortolani, è consigliabile esporsi ai raggi del sole, essenziali per stimolare l’organismo a produrre vitamina D: bastano venti minuti di esposizione per stimolare la sua sintesi.


    OSTEOPOROSI E DIETA
    Prevenire l’osteoporosi con la dieta non vuol dire soltanto bere un bicchiere di latte ogni tanto per avere ossa forti, ma seguire precise indicazioni dietetiche fin da giovanissimi. Pertanto, le mamme devono essere responsabili, dato che la futura salute dei loro figli dipende anche dall’educazione alimentare ricevuta nei primi anni.

    Gli errori da non fare a tavola
    L’osteoporosi può essere combattuta anche a tavola: esistono alcuni errori alimentari in grado di favorire la comparsa di questa malattia: eccone alcuni.
    *) Dieta a scarso contenuto di latticini – La quantità di calcio ingerita può essere insufficiente a far fronte alle richieste dei vari organi del corpo e l’organismo reagisce prelevando il minerale dalle ossa. Lo scheletro ne risulta così impoverito e inizia il processo che porta all’osteoporosi.
    Che cosa fare? Aumentare il consumo di latticini, soprattutto quelli con minore contenuto di grassi, e di acque minerali ricche di calcio, oppure ricorrere a integratori alimentari su consiglio del medico.
    *) Dieta iperproteica – Quando la quantità di proteine animali è eccessiva, il calcio viene eliminato attraverso l’urina, lasciando lo scheletro sguarnito e, quindi, vulnerabile.
    Che cosa fare? Preferire il pesce alla carne accompagnato da vegetali.
    *) Eccedere nel consumo di alcol – L’alcol stimola due processi negativi per le ossa: facilita l’azione negativa delle cellule che hanno il compito di distruggere l’osso vecchio a discapito dell’azione positiva delle cellule che formano nuovo osso, e impedisce l’assorbimento del calcio da parte dell’organismo.
    Che cosa fare? Ridurre il consumo di alcol.

    Bere moderate quantità di bevande alcoliche, perchè il consumo eccessivo di alcol, per la sua carenza di potere nutritivo e per l’effetto distruttivo sulla vitamina B6, risulta dannoso, precisa Rosalba Mattei, professoressa associata di alimentazione e nutrizione umana all’Università degli Studi di Siena. Una moderata assunzione di alcol non ha effetto negativo e può essere associato a una minore riassorbimento dell’osso e, quindi, a una densità ossea leggermente superiore e a un diminuito rischio di fratture soprattutto nelle donne dopo la menopausa, quando la produzione di nuovo tessuto osseo si riduce sensibilmente. Tuttavia, l’assunzione di più di tre drink al giorno può risultare dannosa e, comunque, non devono essere consumati superalcolici.

    Sì al calcio
    È fondamentale che la dieta comprenda cibi amici delle ossa, come latte e suoi derivati, pesce, e ortaggi.
    In particolare, la sostanza da preferire nella prevenzione e nella lotta contro l’osteoporosi è il calcio, il minerale più abbondante nell’organismo umano, soprattutto nelle ossa e nei denti, riprende la professoressa Rosalba Mattei. A dosi contenute, latte e formaggi sono importanti perchè, oltre a essere la fonte più importante di calcio, sono ricchi di altri minerali, vitamine e proteine.
    Per prevenire l’osteoporosi dobbiamo comunque pensarci nell’età della crescita, perchè è fino ai venti anni circa che l’organismo è in grado di formare il 90% del valore massimo di massa ossea (quantità di minerali contenuti nel nostro scheletro) che si completerà molto più lentamente, entro i trent’anni. Per raggiungere quest’obiettivo dobbiamo fare attenzione all’alimentazione e allo stile di vita: quindi, assumere la giusta quantità di calcio nella giornata, praticare regolare attività fisica e garantire un’adeguata esposizione alla luce del sole, limitare l’uso di bevande alcoliche e astenersi dal fumo.
    Inoltre, chi soffre di osteoporosi, è bene che non aumenti eccessivamente il consumo di alimenti nel tentativo di rinforzare le proprie ossa, in quanto latticini e formaggi sono quasi tutti ricchi di sale, proteine e ossalato e il calcio, sostanze non facilmente assorbibili.

    Attenzione all’assorbimento
    Infatti, come per altre sostanze fondamentali per l’organismo, il problema del calcio non è la quantità totale ingerita, ma quella che realmente viene assorbita: non tutto il calcio assunto con gli alimenti può essere utilizzato, avverte la specialista. Inoltre, il calcio non è l’unica sostanza indispensabile per il benessere dello scheletro: anche la vitamina D ha una parte essenziale, in quanto è necessaria per assicurare un giusto assorbimento di calcio nell’intestino e una corretta mineralizzazione dell’osso. Allora via libera al consumo di pesce e, soprattutto, di pesce azzurro dei nostri mari, e nella giusta dose al latte e ai suoi derivati.

    Proteine e sodio con moderazione
    Tra le cause che riducono l’assorbimento del calcio, c’è anche un elevato consumo di proteine animali contenute nelle carni, nel latte, nei formaggi e nelle uova. Tuttavia, non si possono eliminare le proteine dalla dieta, in quanto sono fondamentali nella struttura delle ossa; è buona regola, invece, assumerne una quantità moderata e sostituire una parte di quelle di origine animale con quelle di origine vegetale.
    Una dieta ricca di frutta e di verdura fa aumentare la salute dell’osso per la maggiore quantità di potassio ingerita, piuttosto che una dieta ricca di proteine animali e sodio, aggiunge la professoressa Rosalba Mattei. È consigliabile dunque consumare una giusta quantità di carne, pollame e soprattutto di pesce almeno due o tre volte a settimana, per l’azione protettiva degli acidi grassi polinsaturi contenuti nei pesci e per il buon contenuto, in alcuni di essi, di vitamina D.
    Recenti studi condotti negli Stati Uniti hanno mostrato che un’assunzione eccessiva di proteine procura una maggiore perdita di osso negli uomini rispetto alle donne in menopausa di pari età, nelle quali la maggiore assunzione di proteine determinava qualche giovamento, soprattutto in quelle che assumevano una bassa quantità di calcio.

    L’importanza dell’acqua
    Anche se è un alimento troppo spesso trascurato nella dieta che rafforza le ossa, l’acqua è fondamentale, poichè può dare un contributo notevole all’apporto di calcio. L’importante è scegliere un’acqua minerale che sia sufficientemente ricca del prezioso minerale, leggendo bene l’etichetta che si trova sulla bottiglia: spesso, il calcio è indicato come Ca++. In commercio ci sono acque che ne contengono anche 250 e più milligrammi per litro, circa un quarto del fabbisogno giornaliero medio. In alternativa si può bere anche l’acqua del rubinetto, purchè si sappia la quantità di calcio che contiene.

    Utile anche il boro
    Secondo alcuni studi, anche il boro, un minerale presente in piccolissime quantità nel corpo e nei cibi, sembra essere un ottimo alleato della salute delle ossa. L’assunzione quotidiana di un milligrammo di questa sostanza faciliterebbe il fissaggio del calcio nelle ossa, rendendole così meno esposte al rischio di osteoporosi. Gli alimenti più ricchi di boro sono le cipolle e i peperoni (0,25), le pere e i pomodori (0,16), l’uva e le prugne (0,14). Al contrario, ne contengono poco o niente la carne, i limoni e il latte con i suoi derivati.

    No all’eccesso di colesterolo
    Alcuni formaggi (soprattutto quelli stagionati) e altri alimenti ricchi di calcio, come le uova, sono fonti di colesterolo.
    Anche se il colesterolo è necessario all’organismo, quando è presente in quantità eccessive, sopra i 200 milligrammi per decilitro di sangue, può accumularsi e rappresentare un rischio per la salute delle arterie, precisa la professoressa Rosalba Mattei. In questi casi bisogna fare molta attenzione ai livelli di questa sostanza nel sangue: quando risultano troppo alti, è possibile ridurre drasticamente nella dieta gli alimenti ricchi di colesterolo senza danni per le ossa.
    Inoltre, è bene fare attenzione al troppo consumo di formaggi, perchè alcuni sono molto grassi e calorici e di conseguenza, una loro frequente ed eccessiva assunzione è spesso inconciliabile con le indicazioni dietetiche per una sana ed equilibrata alimentazione, soprattutto se si devono ridurre livelli particolarmente alti di colesterolo e di trigliceridi nel sangue.

    Gli abbinamenti da evitare
    Dato che l’alimentazione ha una parte importante nel mantenere le ossa in buona salute, è fondamentale e necessario fare molta attenzione nell’abbinare gli alimenti, perchè fattori dietetici come fosfati, fitati, ossalati e fibre possono interagire negativamente riducendo l’assorbimento del calcio. Per esempio, quante volte viene naturale aggiungere del parmigiano grattugiato sugli spinaci cotti in padella con la scusa di insaporirli e di fare il “u201cpieno di calcio”u201d? Ebbene, il minerale presente nel formaggio viene assorbito soltanto in parte, poichè l’acido ossalico contenuto negli spinaci ostacola il suo assorbimento.
    Come per gli spinaci, ci sono altri cibi ricchi non soltanto di quest’acido, ma anche di acido fitico precisa l’esperta. Entrambi questi acidi sono in grado di influenzare l’assimilazione del calcio contenuto negli alimenti e pertanto devono essere consumati con moderazione, soprattutto non nello stesso pasto dove sono presenti cibi ricchi di calcio. Ecco quelli più comuni: bietole, birra, tè, melanzane, peperoni, patate, succhi di frutta, agrumi, crusca, frutti di bosco, fagioli.

    Attenti a”u2026
    Stare lontani da certi cibi che non favoriscono lo sviluppo dello scheletro o possono essere persino un freno, poichè hanno l’effetto di ridurre l’assorbimento di calcio da parte dell’organismo. In particolare, sequestrano il prezioso minerale i cereali integrali e tutti gli alimenti a elevato contenuto di fibre. Da evitare anche quelli contenenti acido ossalico, come pomodori, spinaci, coste di barbabietole. Tra i cibi ricchi di calcio ricordiamo gli spinaci, i cardi, le cime di rapa, il prezzemolo, il cioccolato che contengono molto acido ossalico per cui il loro calcio è assorbito con difficoltà.
    Sotto accusa pure le diete particolarmente ricche di carne. Quando la quantità di proteine animali è eccessiva, il calcio viene eliminato con l’urina, lasciando lo scheletro povero del minerale e vulnerabile.
    Ecco perchè molti studiosi ritengono che l’elevata percentuale di osteoporosi tra le popolazioni dei paesi industrializzati sia dovuta all’abitudine di mangiare troppo spesso la carne. Anche un eccessivo consumo di caffè, superiore a 2-3 tazzine al giorno, sembra interferire negativamente con i meccanismi di deposizione di osso nuovo.

    Quando ricorrere agli integratori
    E se la dieta risulta povera di calcio, come quando una persona è affetta da intolleranze al latte o ai latticini, oppure quando l’organismo ne ha un maggior bisogno, come in gravidanza e durante l’allattamento, si può ricorrere, dopo aver sentito il parere del medico, a un supplemento con integratori dietetici a base di calcio, in modo da garantirne un corretto apporto giornaliero. L’importante è di non curarsi da soli o su consiglio di persone non preparate, riprende la professoressa Rosalba Mattei.

    I vegetariani più fortunati
    I vegetariani hanno ossa più robuste rispetto agli onnivori perchè hanno eliminato dalla loro dieta i nemici più importanti del calcio: le proteine animali, l’alcol e il caffè. I seguaci della dieta al naturale preferiscono aggiungere calcio alla dieta, anzichè ricorrere a preparati farmaceutici, come la farina d’ossa e dolomite, due prodotti molto ricchi di calcio. Tuttavia, bisogna stare attenti, perchè potrebbero contenere alcuni metalli tossici, a meno che non sia certificata l’assenza di queste sostanze nel prodotto.

    Un aiuto dalle piante
    Bere una tisana al posto del solito tè può essere d’aiuto per prevenire l’osteoporosi e tenere lontani quei fastidiosi doloretti che spesso accompagnano la malattia. Tra le erbe più utili, ci sono l’equiseto e il fieno greco, facilmente acquistabili in qualsiasi erboristeria. Ecco come fare. Portare a ebollizione un pentolino con 200 grammi di acqua, aggiungere un pizzico di queste erbe e far bollire coperto per 10 minuti. Lasciar riposare per altri 5 minuti, filtrare e berne un paio di tazze due volte al giorno. Ricco di silicio (equiseto) e di fitoestrogeni (fieno greco), questa gradevole tisana è in grado di combattere l’osteoporosi su due fronti: sulla scarsa assimilazione del calcio e sull’attivazione del meccanismo di assorbimento.
    Può essere utile anche un’integrazione di tintura madre di artiglio del diavolo: si tratta di uno dei rimedi fitoterapici più efficaci contro i dolori osteoarticolari. Sono sufficienti 25 gocce in poca acqua 3 volte al giorno, da bere prima dei pasti.

    OSTEOPOROSI MASCHILE
    La diagnosi di osteoporosi maschile rappresenta un problema di non facile soluzione. Spesso, infatti, anche le ossa del “u201csesso forte”u201d possono diventare deboli e correre il rischio di fratturarsi con facilità. Anche se le cause possono essere diverse, prevenire la malattia è possibile.Malattia nota da tempo
    L’osteoporosi è nota da tempo come un fenomeno soprattutto al femminile. A partire dai cinquant’anni, cioè con la menopausa, le donne sono colpite più spesso e più seriamente degli uomini.
    Ma, contrariamente a quanto si possa pensare, anche gli uomini non ne sono indenni, anzi, precisa il professor Bruno Giammusso, responsabile dell’Unità operativa di andrologia presso il policlinico Morgagni di Catania. Quando il sesso maschile è colpito da osteoporosi, individuare la causa del problema è più difficile.
    Negli ultimi anni, queste due certezze hanno permesso alla ricerca di scoprire che l’osteoporosi maschile è un problema di grande rilievo, anche se non si tratta di una “malattia nuova”. In realtà, è sempre esistita, ma soltanto da poco tempo, insieme alla possibilità di curarla, è stata riconosciuta la difficoltà e la necessità di una diagnosi precoce e accurata.

    Una malattia sociale
    Letteralmente, osteoporosi significa “buchi nelle ossa”. Più precisamente, il termine indica una perdita di massa ossea per unità di volume: in altre parole, la massa ossea ha lo stesso volume, ma la sua densità è minore.
    La perdita di tessuto osseo incomincia in entrambi i sessi intorno ai 35 anni, ed è un fatto del tutto naturale, che si accentua con l’età e che non può essere in alcun modo considerata una malattia, riprende lo specialista. Si può parlare di osteoporosi soltanto quando la perdita ossea è tale da alterare l’integrità della struttura dello scheletro, fenomeno facilmente riconoscibile, oltre che con alcuni semplici esami, anche al microscopio per la perforazione o per l’assottigliamento del tessuto osseo. Ecco perchè le persone con osteoporosi sono a elevato rischio di fratture, in particolare a carico di colonna vertebrale, femore e polso.
    In tutti i paesi più industrializzati, Italia compresa, l’innalzamento progressivo dell’età media della popolazione ha reso questa malattia ancora più frequente. Per questo motivo, nel 1993 l’Organizzazione mondiale della sanità l’ha definita una vera e propria malattia sociale.

    Per le donne sono gli ormoni
    Nelle donne, la perdita di tessuto osseo è maggiore rispetto agli uomini a causa della menopausa. In questo periodo, i livelli di alcuni ormoni si riducono notevolmente, e viene a mancare uno dei fattori più importanti per il controllo della massa ossea, accentuando il naturale processo di perdita ossea.
    Ecco perchè, dopo i cinquant’anni circa, le donne sono particolarmente esposte all’osteoporosi, avverte il professor Bruno Giammusso. Per loro, si può dire che la menopausa rappresenti un “elemento obbligato di malattia” dovuto soltanto all’età, evento che negli uomini si verifica solo in una minoranza di casi.
    Ma oltre al problema ormonale alterato dalla menopausa, le ossa femminili hanno un altro svantaggio nei confronti di quelle maschili. A partire dai 35 anni in poi, le loro ossa perdono un particolare tipo di tessuto (definito corticale), cioè la parte più compatta e resistente, e non soltanto la parte trabecolare, come invece avviene nell’uomo. Questo fa sì che la donna sia più esposta a fratture rispetto all’uomo. L’osso trabecolare è quello che si trova soprattutto alle estremità delle ossa lunghe, come il femore, mentre l’osso corticale è quello che si trova nelle vertebre o nelle ossa del cranio. Poichè soltanto la donna perde osso corticale e poichè certe ossa (come le vertebre) sono fatte soprattutto di osso corticale, ecco che nelle donne il rischio di andare incontro a microfratture vertebrali è maggiore dell’uomo.

    L’alcol la peggiora
    Nell’uomo, una ridotta attività dei testicoli con scarsa produzione di testosterone ha lo stesso ruolo della menopausa nella donna. Gli ormoni sessuali, infatti, hanno una grande importanza nel mantenere costante la massa ossea.
    Nei paesi dove il tasso di alcolismo è particolarmente elevato, per esempio nel nord dell’Europa, l’osteoporosi maschile è spesso dovuta a tale situazione, precisa lo specialista. L’alcol, infatti, svolge un’azione tossica sulle cellule che hanno il compito principale di costruire continuamente nuovo osso.
    Per fortuna, in Italia il rapporto tra alcolismo e osteoporosi non sembra così stretto come quello presente in altre parti del mondo occidentale. Di conseguenza, sul piano della diagnosi, quest’associazione non va trascurata, ma nemmeno sopravvalutata.

    5 tipi di cause
    Se nella donna di una certa età, l’osteoporosi può essere dovuta alla situazione ormonale determinata dalla menopausa, nell’uomo le cause del problema sono altre. Quando non è ancora molto anziano, la perdita di massa ossea e l’osteoporosi possono essere la spia di uno squilibrio che si verifica in alcuni apparati del corpo diverso dallo scheletro. Ecco, secondo il professor Bruno Giammusso, alcune malattie dove è stata osservata un’influenza negativa sul tessuto osseo.
    L’ipogonadismo a esordio tardivo, ossia un eccessivo abbassamento dei livelli di testosterone nel sangue, spesso legato a obesità e diabete. Le alterazioni dell’attività della tiroide oppure le conseguenze di cure per contrastare la presenza di noduli tiroidei. Le modificazioni della funzionalità dei reni, in particolare di mancata diminuzione di assorbire calcio.
    La presenza di calcoli ai reni o valori troppo alti di calcio nelle urine devono far sempre pensare anche a osteoporosi.
    Certe forme di malassorbimento intestinale, oltre a disturbi gastrointestinali e a lieve anemia, hanno come unico sintomo una forma di osteoporosi. Le malattie tumorali, in particolare quelle a carico del sistema linfatico o immunitario possono essere collegate a osteoporosi.

    A volte è ereditaria
    Non sempre gli uomini che soffrono di osteoporosi presentano una delle malattie prima elencate, perchè ci sono forme anche serie senza che gli esami rivelino una causa apparente di malattia. In questi casi, l’osteoporosi viene definita idiopatica. In realtà, l’origine del problema va ricercato non tanto in una malattia “u201cmangia-osso”u201d, quanto in un vero e proprio difetto ereditario, spiega l’andrologo. Quando gli esami hanno dimostrato una carenza di massa ossea, l’uomo va sottoposto a esami più complessi per verificare se esistono oppure no altre malattie in grado di causare l’osteoporosi. L’uomo osteoporotico va messo sotto la lente di ingrandimento e studiato con grande attenzione da uno specialista. Ogni cura, infatti, è del tutto inutile se non è preceduta da una diagnosi precisa della causa che l’ha scatenata.

    Si può guarire
    Come per l’osteoporosi femminile, se individuata presto, anche l’osteoporosi maschile può essere curata. È importante sottolineare che la cura consiste nel controllare la perdita ossea, per impedire che la malattia peggiori ulteriormente. Più difficile, invece, è ridare allo scheletro parte della sua originale solidità. Le possibilità di cura sono soprattutto due.
    Se è causata da una malattia, la cura consiste nel controllare o nel guarire la malattia che sta all’origine del disturbo, dice il professor Bruno Giammusso. Se, invece, l’osteoporosi è genetica o idiopatica (cioè non è stata scoperta la causa) si ricorre a un farmaco in grado di influenzare positivamente il meccanismo con cui l’organismo distrugge il tessuto osseo vecchio rimpiazzandolo con quello nuovo.

    Tutti i farmaci
    Anche in caso di farmaci che agiscono direttamente sullo scheletro, la situazione dell’uomo è molto diversa da quello della donna. Per quest’ultima, poichè nella maggior parte dei casi è facilitata da una riduzione dei livelli di alcuni ormoni, la prima cura da consigliare è quella a base di estrogeni. Nel caso degli uomini, invece, la scelta del farmaco è più problematica e, poichè non esistono farmaci miracolosi, è compito dello specialista fare una diagnosi accurata del disturbo prima di prescrivere la cura. Ci sono farmaci (come i bifosfonati o la calcitonina) che sono indicati quando la perdita di massa ossea è particolarmente veloce: l’efficacia di questi preparati è ormai provata nella donna, mentre nell’uomo potrebbero non essere altrettanto utili. Altri farmaci (come i fluoruri) sono in grado di stimolare il processo troppo lento di ricostruzione dell’osso. Tuttavia, la loro efficacia è ancora allo studio e, se non sono usati in maniera corretta, possono far aumentare il rischio di fratture.

    Niente cortisone
    Le cure per molto tempo a base di cortisone provocano una perdita di tessuto osso e conseguente comparsa di osteoporosi.
    Per questo motivo, nella diagnosi di osteoporosi va tenuto presente se si è stati in cura con questo tipo di medicine, tiene a precisare il professor Bruno Giammusso. Pochi mesi di cura con cortisone, infatti, possono essere sufficienti a provocare la diminuzione della massa ossea.
    Se gli esami non dimostrano una situazione di questo tipo, molto probabilmente la causa dell’osteoporosi non va ricercata in una delle malattie che distruggono l’osso”, ma in un vero e proprio difetto presente sin dalla nascita.

    Che cosa sapere
    Per un approfondimento della diagnosi, è necessario rivolgersi sempre a un centro specialistico. Non si deve pensare, infatti, che tutti i centri in grado di fare una buona diagnosi di osteoporosi femminile, soprattutto dopo la menopausa, siano in grado di gestire anche l’osteoporosi maschile. Un centro qualificato in questo campo deve essere polispecialistico e operare in stretto collegamento con strutture capaci di indagare sull’eventuale presenza delle diverse malattie che possono essere collegate a quella delle ossa. Deve essere, inoltre, dotato di un buon laboratorio e avere un’esperienza specifica nel campo dell’osteoporosi maschile.


    OSTEOPOROSI PRE-MENOPAUSALE

    Se è vero che l’osteoporosi è uno dei disturbi con cui il sesso femminile in menopausa deve confrontarsi spesso, è pur vero che questa malattia colpisce sia gli uomini sia le donne giovani. Si tratta di una malattia che provoca una progressiva perdita di calcio da parte delle ossa, con conseguente indebolimento dello scheletro. In collaborazione con l’International osteoporosis foundation (Iof), la National osteoporosi foundation (Nof) ha stabilito un elenco di fattori in grado di favorire la comparsa dell’osteoporosi.

    Meno studi
    I ricercatori A.N. McLendon e C.B.Woodis, del College of Pharmacy & Health Sciences della Campbell University, hanno eseguito una revisione degli articoli apparsi in letteratura per esaminare le opportunità di prevenzione o di cura dell’osteoporosi nelle donne giovani e in quelle in pre-menopausa. In particolare, gli studiosi hanno esaminato il trattamento dell’anoressia nervosa e l’uso della terapia ormonale, l’impiego dei farmaci appartenenti alla famiglia dei bifosfonati in donne in trattamento con chemioterapia per la cura di tumori al seno, e l’uso dei bifosfonati, teriparatide e vitamina D nelle donne con osteoporosi causata dall’uso dei glucocorticoidi. Minori, invece, sono i dati a favore del trattamento dell’osteoporosi idiopatica, dell’osteoporosi secondaria a fibrosi cistica oppure dell’osteoporosi che si manifesta in seguito a trapianto di rene. Purtroppo, i risultati relativi alla prevenzione e al trattamento dell’osteoporosi nelle donne in pre-menopausa non sono così numerosi come quelli che dell’osteoporosi post-menopausale, i cui rischi di fratture e i benefici dei farmaci sono stati studiati anche con studi randomizzati e controllati. È quanto emerge da una recente revisione della letteratura pubblicata su Women’s Health (2014 Jan;10(1):59-77).

    Le cause più importanti
    Nelle giovani donne, l’osteoporosi può essere la conseguenza di una riduzione del picco di massa ossea eo di un aumento di perdita ossea prima della menopausa. Nella maggior parte dei casi, sia negli uomini sia nelle donne, il picco di massa ossea si raggiunge intorno ai 30 anni di età. Per molte donne, la massa ossea resta costante fino all’arrivo della menopausa; poi, a causa della riduzione dei livelli di estrogeni e del naturale invecchiamento, si verifica una riduzione della densità minerale ossea. In poco più della metà dei casi, le modificazioni del picco di massa ossea hanno una causa genetica, in quanto correlato a familiarità, sesso e razza, oltre che alla dieta e all’esercizio fisico.
    A fianco dei fattori di rischio, quali il sesso, la razza, la familiarità e la mancanza di un adeguato picco di massa ossea raggiunto durante l’accrescimento, ci sono abitudini personali che possono favorire il disturbo e aumentarne le complicanze, spiega il professor Umberto Tarantino, presidente del Gruppo italiano di studio in ortopedia dell’osteoporosi severa (Gisoos). Le cause dell’osteoporosi possono essere suddivise in potenzialmente modificabili e non modificabili.

    Cause modificabili e non modificabili
    Tra le cause potenzialmente modificabili ci sono:

    • la costituzione minuta, poichè sembra che il maggior peso del corpo determini la formazione di un osso più robusto, in quanto la massa ossea cresce in proporzione all’aumento del peso;
    • alcune malattie endocrine, come l’iperparatiroidismo e l’ipotiroidismo, due disturbi della tiroide (una ghiandola situata alla base del collo che regola il metabolismo), individuabili con semplici esami del sangue;
    • la malnutrizione: oltre a un’alimentazione povera di calcio, l’abuso di alcol ostacola l’assorbimento del calcio assunto con gli alimenti; la caffeina, che incrementa l’eliminazione del calcio attraverso l’urina e le feci, nonchè carenze di vitamina C e vitamina D;
    • le diete iperproteiche fatte spesso per dimagrire in poco tempo: se la quantità di proteine animali è eccessiva, il calcio viene eliminato con l’urina, lasciando lo scheletro sguarnito e, quindi, facilmente vulnerabile.
        • Tra le cause potenzialmente non modificabili, oltre ad avere parenti di primo grado con fratture, ci sono:
      • alcune malattie infiammatorie (come l’artrite reumatoide e il lupus eritematoso) oppure serie malattie del sangue (come il mieloma e il linfoma), essere stati sottoposti a trapianti di organo;
      • il malassorbimento intestinale, come nelle persone colpita dalla malattia di Chron (un’infiammazione che interessa l’ultima parte dell’intestino tenue, anche se può colpire qualsiasi parte dell’apparato digerente) o la celiachia (malattia dovuta a intolleranza al glutine).
          • Altre volte, invece, l’osteoporosi in età giovanile può avere origini iatrogene, per esempio dovute all’uso di particolari farmaci, come i cortisonici (usati per combattere il dolore, l’infiammazione e le malattie reumatiche); determinati diuretici (per far aumentare la diuresi, come la furosemide), certi antiacidi (contro l’acidità di stomaco, come quelli a base di alluminio), alcuni anticoagulanti (come l’eparina per i malati di cuore).
          • Importante è scoprire e curare per tempo la malattia, al fine di evitare che l’osso privato dei suoi componenti essenziali, abbia un cedimento meccanico e vada incontro a frattura da fragilità, prosegue il professor Umberto Tarantino.
        Rischio basso
        Secondo un’analisi condotta da A. Cohen e collaboratori, pubblicata sulla rivista J. Womens Health 18(1),79″u201384 (2009), durata un anno su un campione di 61 donne in pre-menopausa con frattura o con ridotta massa ossea, il 39% era affetta da osteoporosi di cui non era nota la causa e il 57% aveva una familiarità per osteoporosi.
        Più precisamente, nel 34% dei casi, l’osteoporosi secondaria era dovuta ad assenza di mestruazioni, nel 16% ad anoressia nervosa, nel 13% all’uso di cortisone e nel 10% a celiachia. Inoltre, le donne in pre-menopausa con osteoporosi secondaria avevano un basso punteggio di densità minerale ossea a livello della colonna vertebrale e dell’anca rispetto alle donne con osteoporosi idiopatica. Questo risultato dimostra che le donne con osteoporosi secondaria hanno bisogno di cure più adeguate. Tra tutte le donne che hanno avuto una frattura, il 28% aveva una densità minerale ossea nei limiti della norma. Tuttavia, i bifosfonati sono stati prescritti nel 47% delle donne con bassa densità minerale ossea e senza problemi di fratture, e dal 50% di donne con osteoporosi idiopatica. Questo risultato potrebbe suggerire un eccessivo uso di farmaci per l’osteoporosi in questo gruppo di donne, che va approfondito ulteriormente.
        Nonostante nelle donne in pre-menopausa il rischio di frattura non sia particolarmente elevato, quelle con osteoporosi secondaria ad altre malattie possono trarre benefici dai vari principi attivi.Come comportarsi
        Per prevenire un’osteoporosi in età pre-menopausale, la National osteoporosis foundation raccomanda alle donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni di consumare un grammo di calcio e 600 UI di vitamina D al giorno. Inoltre, è fondamentale svolgere un regolare esercizio, per aumentare la densità minerale ossea, e seguire un corretto stile di vita, evitando fumo e alcol. Più precisamente, gli studi esaminati indicano che la prevenzione più efficace riguarda l’aumento dell’attività fisica entro limiti tollerati dalle donne. Gli studi esaminano poi i casi più importanti di osteoporosi secondaria.
        Per quanto riguarda l’anoressia nervosa, il trattamento della malattia di base – con conseguente recupero del peso corporeo e del ciclo mestruale – è associato a un aumento della densità minerale ossea. La terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni e di progesterone, invece, non ha mostrato alcun beneficio. Dei sei studi, nessuno ha approfondito gli effetti della somministrazione di calcio e di vitamina D.
        Nel caso di donne sottoposte a chemioterapia per il tumore al seno, l’acido zoledronico somministrato per via endovenosa ha mostrato risultati incoraggianti nel migliorare la densità minerale ossea e nel prevenire le fratture. In particolare, i risultati ottenuti sembravano essere paragonabile a quello osservati nelle donne in post-menopausa, nonostante l’aumento del numero di somministrazioni (ogni 6 mesi anzichè ogni anno). Infine denosumab, uno dei nuovi trattamenti per l’osteoporosi, è attualmente oggetto di studio in giovani donne con tumore al seno.
        L’osteoporosi da glucocorticoidi è stata esaminata in un ampio numero di studi clinici che indicano l’uso dei bifosfonati (in particolare, l’acido zoledronico) o di teriparatide, farmaci sicuri e più efficaci della vitamina D presa da sola. La terapia deve comunque basarsi sulla storia clinica del paziente e sulle conoscenze del medico.
        In altre condizioni, come nell’osteoporosi associata a trapianto di rene, i dati sono più limitati; di conseguenza, non consentono di consigliare un determinato tipo di cura farmacologica preventiva in età pre-menopausale.

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