Fibromialgia connessa a deficit magnesio ed IGF-1 nei globuli rossi

02

Ottobre 2015

Carenza di magnesio ed IGF-1 nei globuli rossi nelle persone fibromialgiche

I pazienti con fibromialgia presentano deficit nei livelli di magnesio ed IGF-1 nei globuli rossi, il che suggerisce potenziali indizi sia per comprendere la patogenesi della malattia che per giungere a nuove forme di trattamento. In una condizione difficile da trattare ed ulteriormente complicata dalla soggettività del dolore, identificare questi deficit può rappresentare importanti parametri oggettivi di anomalie tangibili con obiettivi definiti per il trattamento, come affermato da Thomas Romano di Martins Ferry, autore di uno studio che ha coinvolto 60 pazienti.

Secondo i ricercatori, la fibromialgia manca notoriamente di marcatori oggettivi, ed identificando una comorbidità che può essere definita in modo oggettivo è possibile dire al paziente che una delle ragioni a cui si devono i suoi problemi consiste in queste anomalie. Secondo il presente studio, la correzione di questi valori potrebbe modificare radicalmente la vita del paziente, restituendogli resistenza ed energie. Secondo quanto riscontrato, se in un paziente con fibromialgia si riscontrano bassi livelli di magnesio, è opportuno anche controllare quelli di IGF-1. In presenza di un simile sospetto, è possibile richiedere la consulenza di un endocrinologo, che procederebbe al test di stimolazione endovenosa GHRH-arginina: la tipica risposta a questo test consiste in un picco di IGF-1 seguito da un calo sino ai livelli normali, ma nella vasta maggioranza dei pazienti con fibromialgia questo picco non si osserva.

Il trattamento con GH per il ripristino dei livelli normali tipicamente inizia a basse dosi per via sottocutanea ogni giorno per diversi mesi, incrementando le dosi se i valori non tendono a normalizzarsi. Secondo alcuni esperti, il ruolo del GH nella fibromialgia non è stato ancora esplorato estensivamente, e non è noto quale sia il suo ruolo nelle sindromi dolorose: esso tuttavia influisce principalmente sui tessuti solidi come osso e cartilagine. In base a questo ed altri studi, il coinvolgimento ormonale sembrerebbe rappresentare il futuro del trattamento del dolore cronico. (American Academy of Pain Management (AAPM) 2015 Annual Meeting, presentato il 19/9)

Fonte: Popular Science

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