Sclerosi sistemica cutanea diffusa, immunosoppressori promossi con riserva

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Marzo 2017

I farmaci immunosoppressori potrebbero migliorare, nel breve termine, la sintomatologia associata alla sclerosi sistemica cutanea diffusa allo stato iniziale. Tale beneficio, tuttavia, sembra essere modesto a 12 mesi. Sono queste le conclusioni di uno studio, positivo a metà, pubblicato su Annals of the Rheumatic Diseases, che suggeriscono la necessità di sperimentare opzioni di trattamento migliori per questa condizione

La sclerosi sistemica cutanea diffusa (dcSSc) è un sottotipo di sclerosi sistemica che si caratterizza per la presenza di fibrosi cutanea delle estremità e del tronco, con una significativa e precoce generalizzazione del processo (malattia polmonare interstiziale, insufficienza renale con riduzione del filtrato, malattia gastrointestinale diffusa e coinvolgimento del muscolo cardiaco). Colpisce prevalentemente il sesso femminile (rapporto F/M= 4:1). e di solito esordisce nella quarta-quinta decade di vita, mentre l’insorgenza in età pediatrica è estremamente rara.

Ad oggi, non ci sono farmaci conosciuti in grado di influenzare favorevolmente il decorso della malattia. Il limite dei trial clinici randomizzati per le malattie rare, inoltre, risiede nel numero limitato di pazienti reclutabili, spesso per periodi molto lunghi, e nell’adozione di criteri di reclutamento molto stringenti che portano, molto spesso, all’esclusione dei casi più severi.

Ciò comporta l’ulteriore restrizione del numero di pazienti reclutabili in questi studi e la limitazione della possibilità di estendere i risultati ottenuti alla popolazione generale.

Per queste ragioni, spiegano gli autori nell’introduzione allo studio, per quanto i trial clinici randomizzati rappresentino il gold stanrdard per la valutazione dell’efficacia dei farmaci, i risultati ottenuti da questi studi potrebbero essere non applicabili alla pratica clinica reale.

Su questi presupposti è nato lo studio ESOS (the European Scleroderma Observational Study) appena pubblicato, che ha utilizzato il disegno osservazionale per mettere a confronto l’efficacia degli approcci di trattamento attualmente utilizzati in questo contesto.

Disegno dello studio e risultati principali
I ricercatori hanno seguito 326 soggetti adulti provenienti da 50 centri Europei ed Australiani con malattia all’esordio a 3 anni dall’iniziale ispessimento della cuta (mediana tempo: 11,9 mesi).

I pazienti, reclutati dal 2010 al 2014, sono stati sottoposti ad uno dei 4 protocolli di trattamento seguenti: 1) mofetil micofenolato (n=118); 2) ciclofosfamide (n=87); MTX (n=65); no immuno soppressori (n=56).

I partecipanti allo studio sono stati valutati al basale per le caratteristiche cliniche e demografiche e poi a cadenza trimestrale per 24 mesi, con l’84,7% seguiti per 12 mesi e il 71,7% per 24 mesi.

L’outcome primario dello studio era rappresentato dalla variazione, in occasione di ciascuna visita di controllo, del punteggio medio mRSS (modified Rodnan skin score).

Limitando l’attenzione ai risultati principali, sono state documentate riduzioni statisticamente significative del punteggio mRSS in tutti i gruppi: −4,0 (−5,2 −2,7) unità per metotressato, −4,1 (−5,3 −2,9) per mofetil micofenolato, −3,3 (−4,9 −1,7) per ciclofosfamide e −2,2 (−4,0 to −0,3) per i pazienti non sottoposti a trattamento con immunosoppressore (p=0,346).

Non sono state osservate differenze statisticamente significative, invece, in termini di sopravvivenza tra i protocolli di trattamento messi a confronto, sia prima (p=0,389) che dopo aggiustamento dei dati, mentre è stata registrato un tasso di sopravvivenza peggiore a 24 mesi nel gruppo non sottoposto a trattamento con immunosoppressori (84%).

Riassumendo
Lo studio ESOS ha prodotto due risultati importanti: il primo è che non ci sono differenze significative di outcome tra i 4 protocolli di trattamento testati (metotressato, mofetil micofenolato, ciclofosfamide, assenza di trattamento con immunosoppressori), per quanto siano stati documentati deboli segnali a favore dell’immunosoppressione per la dcSSc all’esordio.

Nonostante il punteggio mRSS sia migliorato in tutti i gruppi di trattamento, l’entità del miglioramento è stata minina nel gruppo non sottoposto a trattamento con immunosoppressori, che presentava anche i tassi di mortalità più elevati.

In secondo luogo, lo studio ESOS ha confermato l’efficacia della ciclofosfamide nei pazienti con fibrosi polmonare.

“Il messaggio finale che viene dato ai clinici da questo studio scrivono i ricercatori nelle conclusioni è quello dell’esistenza di evidenze modeste di efficacia a favore dell’impiego di farmaci immunosoppressori per questa condizione (e in particolare di ciclofosfamide per i pazienti con fibrosi polmonare)”.
Tuttavia aggiungono – questi risultati non esimono dalla necessità urgente di sviluppare trattamenti più mirati ed efficaci per il controllo di questa condizione”.

Fonte: http://www.pharmastar.it

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