Il progetto RE.PU.RE. Il futuro delle reti

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Luglio 2017

L’aderenza alla terapia nell’ambito dell’Artrite Reumatoide, e in generale delle malattie croniche, è piuttosto bassa. Ciò rende la terapia meno efficace e comporta uno spreco di risorse. Durante il convegno si discuterà di appropriatezza prescrittiva e sostenibilità

La disponibilità sul mercato di molteplici soluzioni terapeutiche e farmaci per curare l’Artrite Reumatoide, implica la necessità per i clinici di prestare attenzione ai criteri di scelta dei pazienti. Tutto ciò infatti può incidere in maniera significativa sull’aderenza alla terapia da parte del paziente e sull’esito terapeutico. L’aderenza alla terapia nell’ambito dell’Artrite Reumatoide, e in generale delle malattie croniche, è piuttosto bassa. Questa scarsa aderenza rende la terapia meno efficace e comporta uno spreco di risorse in quanto questi pazienti vanno incontro a complicanze e condizioni di comorbidità che necessitano di cure più intense e ospedalizzazioni che si accompagnano anche a una maggiore mortalità. Si tratta di argomenti rilevanti per l’alta prevalenza dell’Artrite Reumatoide in Italia, anche a seguito dell’attenzione crescente che le Autorità Sanitarie italiane prestano a un utilizzo appropriato delle risorse nella gestione delle patologie croniche, soprattutto se le terapie sono innovative e costose. È evidente infatti che nel caso di malattie croniche come l’Artrite Reumatoide ha senso prescrivere terapie innovative, più efficaci e costose, se il paziente le continua nel tempo, comportamento che come dimostrano molti studi è condizionato da diversi fattori e in particolare dal fatto che il medico abbia tenuto conto nella scelta terapeutica non solo degli aspetti clinici ma anche delle preferenze del paziente. Purtroppo pochi clinici in Italia, e non solo, sono consapevoli dell’importanza di questi fattori individuali che possono caratterizzare le scelte e l’aderenza del paziente alla terapia, mentre continua a essere attribuita molta attenzione agli aspetti clinici che sono imprescindibili ma che non tengono conto dei “desiderata” del paziente ‘’cronico” chiamato a continuare la terapia per molto tempo. Si tratta di coinvolgere il paziente come soggetto attivo che può esprimersi indicando le proprie preferenze, il che può tradursi in una maggiore aderenza alla terapia con risultati importanti per il paziente e per il sistema sanitario.

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