Vivere con una malattia reumatica è sinonimo di ansia e depressione per il 65% delle donne e il 59% degli uomini

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Novembre 2018

Dal congresso nazionale della SIR, la presidente Antonella Celano commenta i dati della ricerca APMAR-WeResearch.

“Il 65% delle donne e il 59% degli uomini che convivono con una malattia reumatica devono fare i conti anche con ansia e depressione, spesso conseguenze del dolore quotidiano”. Così Antonella Celano, presidente di APMAR (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) è intervenuta nel corso del 55° congresso nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) che si è aperto a Rimini mercoledì e si chiuderà domani, 25 novembre.

In due casi su tre a soffrire di malattie reumatiche sono le donne e, secondo quanto emerso dalla ricerca* “Vivere con una malattia reumatica” realizzata da APMAR e WeResearch, il 30% di esse dichiara di aver avuto un peggioramento della propria salute negli ultimi 12 mesi, rispetto al 23% degli uomini.

“Come dimostrato dall’indagine, le malattie reumatiche hanno un impatto fortemente negativo sulla vita sociale e lavorativa delle persone – dichiara Matteo Santopietro, Managing Director di WeResearch -. In particolare, nel campione composto dalle oltre mille persone con malattie reumatiche il dolore quotidiano, l’ansia, la depressione e le difficoltà nello svolgimento delle attività abituali sono maggiori nelle donne rispetto agli uomini che fanno rilevare dati comunque preoccupanti”.

Se dalla vita sociale ci spostiamo a quella lavorativa, ad affrontare maggiori difficoltà sono, invece gli uomini. Sul luogo di lavoro, 1 persona su 2 non parla dei propri diritti previsti per legge per paura di perdere la propria occupazione o diventare vittima di mobbing. Questo timore è più accentuato negli uomini rispetto alle donne con ben 16 punti percentuali di distacco (63% del sesso maschile contro il 47% di quello femminile). Una situazione allarmante che si traduce in diritti previsti per legge, ma troppo spesso negati perché “non reclamati”.

“Dai numeri dell’indagine APMAR-WeResearch emergono importanti differenze tra la maniera di confrontarsi con la malattia reumatica dell’uomo e della donna – dichiara Antonella Celano -. Per questo sosteniamo l’importanza della medicina di genere, un approccio particolarmente ­efficace quando si parla di reumatologia”.

*L’indagine, quali-quantitativa è stata realizzata su tutto il territorio italiano mediante metodologia CAWI on-line (Computer Aided Web Interview) su un campione di oltre 1020 persone con patologie reumatiche e si è focalizzata sulla qualità della vita delle persone che convivono con una malattia reumatica e sulla loro relazione col mondo del lavoro.

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