La scienza in prima linea contro le bufale

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Maggio 2019

Serena Mingolla intervista Pier Luigi Lopalco, Ordinario di Igiene al Dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’università di Pisa.

APMAR Onlus è in prima fila contro le bufale con il suo nuovo progetto “No Fake News”, un’importante iniziativa di revisione online nata per smascherare informazioni non corrette. Proprio di questo importante argomento abbiamo parlato con Pier Luigi Lopalco, per anni a capo del Programma per le malattie prevenibili da vaccinazione allo European centre for disease prevention and control di Stoccolma e vincitore, alcuni mesi fa, del premio nazionale di divulgazione scientifica del Cnr – Giancarlo Dosi con il suo libro “Informati e vaccinati”.

“È un dovere di ogni scienziato diffondere la propria conoscenza per evitare le vergogne successe in passato” era nel tweet con cui Roberto Burioni si complimentava con lei. Si sta facendo il possibile perché queste “vergogne” di cui parla Burioni non si ripetano?

Il problema è complesso e certamente non risolvibile con la pubblicazione di qualche libro divulgativo o con l’impegno di pochi scienziati, anche di un certo livello, sui social media. In Italia soffriamo, forse anche più rispetto ad altri Paesi europei, di una scarsissima alfabetizzazione scientifica. Le “vergogne” di cui parla Burioni, infatti, non riguardano solo il mondo dei vaccini. Non dimentichiamo che, dal metodo Di Bella a Stamina, il nostro Paese è molto permeabile alla diffusione delle pseudoscienze e dei metodi miracolosi. Per affrontare questo problema serve una strategia di medio-lungo respiro, che parta dal miglioramento dell’insegnamento delle scienze nelle scuole per arrivare alla diffusione dell’alfabetizzazione scientifica a tutti i livelli, dal mondo dell’informazione a quello della politica.

Lei cerca di sfatare le mistificazioni della propaganda no-vax, come quella che i medici hanno paura delle vaccinazioni. È davvero così bassa la percentuale dei medici che accettano di vaccinarsi?

Assolutamente no. I livelli di copertura contro l’epatite B, ad esempio, sono molto elevati. La confusione nasce dal fatto che da anni proponiamo la campagna di vaccinazione contro l’influenza nel personale sanitario. L’adesione a questa vaccinazione, non a tutte le vaccinazioni, è effettivamente bassa. I motivi vanno cercati nel fatto che si tratta di una vaccinazione da ripetere ogni anno e di cui molti medici non percepiscono la necessità. L’influenza infatti viene considerata, a torto, una malattia banale e molti operatori sanitari (non solo medici, ma anche e soprattutto infermieri e personale ausiliario) non valutano correttamente il rischio di trasmettere questa infezione ai loro assistiti che rappresentano una popolazione particolarmente fragile.

Qual è la bufala più grande che ha sentito?

La madre di tutte le bufale è senza dubbio il legame fra vaccini e autismo. Tutto nasce da una truffa scientifica perpetrata alla fine degli anni ’90 da Andrew Wakefield in Inghilterra. Questa falsa associazione è stata fortemente supportata dal fatto che per molti genitori i primi segni dell’autismo si rendono evidenti nei loro bambini proprio dopo il compimento del primo anno di età, periodo che coincide con la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia. Questa associazione temporale ha corroborato la bufala di Wakefield. Nonostante oggi sempre maggiori evidenze spiegano come i disturbi dello spettro autistico siano legati a problemi genetici (quindi presenti fin dalla nascita), i vaccini vengono ancora tirati in causa.

Possiamo vederci chiaro su un’altra questione… i migranti portano malattie o no?

Chi arriva nel nostro Paese dopo un lungo viaggio prima nel deserto africano e poi su un barcone nel mediterraneo, certamente non è portatore di malattie infettive che abbiano un’incubazione breve. Ce lo dice la logica. Niente dunque morbillo, meningite o, addirittura, Ebola. Diverso il discorso della tubercolosi. Molti migranti arrivano da Paesi dove la tubercolosi è molto diffusa quindi possono avere una infezione magari contratta durante l’infanzia. Parliamo in questo caso di tubercolosi latente. Una tubercolosi latente di per sé non pone problemi, ma può riattivarsi in seguito a stress o situazioni di vita non ottimali come scarsa alimentazione o condizioni di sovraffollamento. Sono dunque le condizioni di vita nei Paesi ospitanti che devono essere garantite. Un migrante che vive in condizioni dignitose non pone nessun problema di salute pubblica. E poi ricordiamoci cosa è avvenuto in passato: le pandemie, come quella della SARS, sono state favorite dai viaggi aerei in business, non dai viaggi della speranza sui barconi.

Professore, siamo arrivati ai troll Russi che creano fake news sui vaccini su Twitter. Da cosa dipende, secondo lei, tutta questa politicizzazione e strumentalizzazione del tema vaccini?

La domanda dovrebbe porla ad un politologo. Personalmente credo che, da un lato, ci sia la necessità di accaparrarsi un elettorato che, anche se costituito da una minoranza, fa comunque comodo; dall’altro, per spostare l’attenzione dell’elettorato e distrarlo dai problemi reali. I famosi troll russi erano stati, a quanto pare, ingaggiati per alimentare il dibattito sui vaccini durante la campagna elettorale di Trump negli Stati Uniti: non si voleva spostare l’opinione pubblica sui vaccini, si voleva solo alzare il polverone. Possiamo dire che il dibattito sulla vaccinazione oggi è diventato un’arma di distrazione di massa. In questo polverone, poi, si infiltrano i peggiori ciarlatani: medici e pseudoricercatori da sempre ai margini della comunità scientifica, proprietari di laboratori che eseguono fantomatiche analisi per prevedere o verificare eventi avversi nei bambini vaccinati, fino agli avvocati in cerca di clienti da convincere a far richiesta di risarcimento da ipotetici danni da vaccino. Sono questi gli unici che da questa confusione ricavano un vantaggio certo.

Ad inizio 2019 è stato firmatario, insieme ad illustri esponenti del mondo scientifico, di un appello per la corretta informazione. Quali strumenti ha il cittadino per difendersi in questa giungla?

È importante acquisire alcune abilità di base per comprendere il ragionamento scientifico. Nella scienza le opinioni personali non contano nulla. Uno scienziato serio non andrebbe mai in televisione o, peggio, su Facebook, per presentare una sua scoperta o intuizione. Le scoperte scientifiche si comunicano nei congressi e sulle riviste scientifiche, dove altri scienziati possono analizzare i risultati, criticarli, ripetere gli esperimenti, ecc. Solo dopo questa verifica da parte dell’intera comunità scientifica un risultato può essere considerato valido. I ciarlatani, ovviamente, non seguono mai il metodo scientifico. Ma sanno usare bene la comunicazione e usano sempre gli stessi argomenti: si dichiarano perseguitati dal “sistema”, dicono che le loro teorie sono osteggiate dalle case farmaceutiche e, soprattutto, offrono risultati strabilianti laddove la medicina ufficiale spesso alza le braccia. È importante che il cittadino impari a riconoscere questi segnali. Basta sapersi porre alcune semplici domande, come: se questo metodo è davvero così efficace, come mai Big Pharma non lo usa? Se questa scoperta è davvero così importante, come mai non è stata pubblicata su Science? Giornalisti, divulgatori, mass media possono svolgere un ruolo molto importante in questa direzione. Il nostro appello era appunto rivolto a chiunque voglia fare della corretta informazione una ragione professionale.

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