Malattie reumatiche e alimentazione

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Maggio 2019

Serena Mingolla intervista il Prof. Paolo Spinella, Direttore della Scuola di Specializzazione di Scienza dell’alimentazione dell’Università di Padova, Presidente del Corso di Laurea in Dietistica dell’Università di Padova, Direttore della U.O.C Dietetica e Nutrizione Clinica Dell’Azienda Ospedaliera Università di Padova.

Una dieta corretta è un validissimo strumento di prevenzione per molte malattie, e di gestione e trattamento in molte altre. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono quasi tre milioni le vite che si potrebbero salvare ogni anno nel mondo grazie a un consumo sufficiente di frutta e verdura fresca.
Se la nutrizione è ormai da tempo sotto i riflettori per il suo strettissimo legame con la salute, è purtroppo anche vero che ci sono in giro tanti diffusori di notizie errate sui consumi alimentari, specialmente quando si parla di specifiche patologie come, per esempio, quelle reumatiche. Ne parliamo con il Prof. Paolo Spinella.

È corretto dire che la dieta mediterranea, oltre ad essere un possibile antidoto per obesità e malattie cardiovascolari, aiuta a prevenire le malattie reumatiche?

La dieta Mediterranea è caratterizzata dal consumo di composti nutritivi e sostanze bioattive ad elevato potere antinfiammatorio e antiossidante. Pensiamo per esempio all’acido oleico contenuto nell’olio di oliva extravergine, agli acidi grassi omega-3 del pesce, e a tutte quelle sostanze contenute in frutta, verdura ed erbe aromatiche che, per la loro struttura chimica, pendono il nome di polifenoli. Questi ultimi hanno ricevuto un’attenzione enorme nel campo della ricerca scientifica proprio grazie ai potenti effetti benefici dimostrati negli studi di laboratorio. Per quanto riguarda il ruolo specifico della dieta mediterranea nella prevenzione delle malattie reumatiche, alcuni studi hanno messo in evidenza un’associazione tra dieta mediterranea e ridotto rischio di malattia. Altri hanno dimostrato una relazione tra questo modello alimentare e un miglioramento dell’attività di malattia. Non è possibile, tuttavia, stabilire con certezza il ruolo preciso della dieta mediterranea per la mancanza di solide evidenze scientifiche in questo campo. Possiamo però affermare che la dieta mediterranea aiuta a prevenire le malattie croniche caratterizzate da processi infiammatori sistemici.

Chi ha una malattia reumatica deve seguire una dieta appropriata?

Non ci sono raccomandazioni o linee guida a riguardo, ma la comunità scientifica è concorde nell’affermare che il paziente con patologia reumatica dovrebbe seguire un’alimentazione ricca di sostanze antinfiammatorie e limitare il consumo di cibi con potere pro-infiammatorio (quali carboidrati raffinati, dolciumi, bevande ricche in fruttosio, fritti).

Ci sono dei cibi che potremmo definire “giusti” per chi ha una patologia reumatica?

Non esiste il cibo “giusto” o “non giusto”, diciamo che è il comportamento alimentare che dovrebbe essere “giusto”. Il paziente reumatico dovrebbe supportare la terapia farmacologica con una alimentazione corretta, ricca degli alimenti che abbiamo citato più sopra, dovrebbe mantenere il giusto peso corporeo, e per quanto possibile, tenersi in movimento (programmi di esercizio fisico compatibile).

Ci sono invece dei cibi sbagliati? Molti lettori, per esempio, ci chiedono se è vero che eliminare il glutine o i derivati del latte possano lenire gli effetti di una artrite reumatoide.

La convinzione che l’eliminazione del glutine o del latte porti al miglioramento di una malattia cronica (non succede solo per l’artrite reumatoide) non ha alcun fondamento scientifico. Se una persona è tollerante al latte non c’è ragione per cui lo debba eliminare, e la stessa cosa vale per il glutine. Ci sono tuttavia dei casi specifici, come quello della spondilite anchilosante (un tipo di spondiloartrite), in cui è stata messa in evidenza una associazione tra consumo di amido e attività di malattia, ma questo ha una spiegazione scientifica ben diversa legata ad un processo di infiammazione intestinale.

Il problema del sovrappeso sembra essere in aumento in Italia. Perché, secondo lei, la dieta mediterranea non è poi così presente sulla nostra tavola?

È vero, purtroppo ci siamo un po’ allontanati dallo stile di vita Mediterraneo che aveva così colpito il medico americano Anciel Keys, alla fine degli anni ’50, che aveva effettuato i suoi studi nel meridione d’Italia. Il suo motto “Eat well and stay well” lo coniò dopo aver osservato la ridotta incidenza di patologie cadiovascolari associata al modello alimentare dell’area mediterranea che aveva studiato. Oggi, per una serie di motivazioni, tendiamo a mangiare velocemente, e ad utilizzare spesso cibi preconfezionati e precotti e con proprietà nutrizionali probabilmente ridotte. Il ruolo di quelli che si occupano di nutrizione in ambito clinico è molto importante, in particolare nel promuovere il ritorno allo stile di vita mediterraneo e l’uso degli alimenti come cereali non raffinati, legumi, verdure e ortaggi, frutta, pesce e poca carne che, oltre all’olio di oliva extra-vergine (come principale condimento dei nostri piatti), sono i cardini del nostro modello di alimentazione mediterranea (non dimenticando erbe, spezie ed aromi per la preparazione dei piatti).

Cosa pensa di questa nuova tendenza ad associare alla dieta il consumo di integratori, molto spesso in modalità “fai da te”?

Una persona sana che segue un modello alimentare corretto e bilanciato non ha bisogno di assumere integratori, soprattutto in modalità “fai da te”. Ricordiamo che un eccesso di integratori può anche danneggiare l’organismo. In presenza di una patologia cronica, l’uso di integratori può essere di beneficio, purché questo sia consigliato da personale competente e condiviso dal medico curante.

Oggi si leggono consigli su tantissimi altri regimi dietetici. Sono tutti da sconsigliare?

Posso diplomaticamente rispondere che non ho sufficiente preparazione per consigliarli ma diffiderei dalle troppe novità a cadenza periodica.

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