Ossigeno terapia iperbarica e fibromialgia

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Luglio 2019

Serena Mingolla intervista Ferruccio Di Donato, direttore sanitario del Centro Iperbarico di Bologna

L’ossigeno terapia iperbarica (OTI) è una terapia sistemica che consiste nella somministrazione di ossigeno puro o miscele gassose iperossigenate, ovviamente per via inalatoria, all’interno di una camera iperbarica, portata a una pressione più alta di quella atmosferica mediante immissione di aria medicale compressa. La pressione d’esercizio varia da 1,5 ATA a 2,8 ATA corrispondenti alle profondità in acqua di mare, rispettivamente, di -5 e -18 metri. La durata della singola seduta è, di norma, di 90 minuti totali dei quali 75 in respirazione di ossigeno puro mediante una maschera oronasale. Possiamo, quindi, dire che l’ossigeno è un farmaco che viene respirato, la cui la dose, nella singola seduta, viene modulata modificando la pressione dell’ambiente in cui soggiornano i pazienti durante il trattamento. I protocolli terapeutici delle numerose patologie ammesse variano per numero di sedute previste e per pressione d’esercizio.

“Le patologie che si curano con OTI – ci spiega Ferruccio Di Donato, direttore sanitario del Centro Iperbarico di Bologna – sono numerose e afferiscono a diverse discipline specialistiche. Le indicazioni in emergenza sono: la patologia da decompressione dei subacquei, l’embolia gassosa arteriosa e l’intossicazione da monossido di carbonio; quelle in urgenza sono: le infezioni necrosanti progressive dei tessuti molli (gangrena gassosa, fascite necrotizzante, gangrena di Fournier, gangrena diabetica), i traumi complessi (fratture esposte, traumi da schiacciamento, sindrome compartimentale) e l’ipoacusia neurosensoriale improvvisa; le indicazioni ordinarie sono: le ulcere cutanee croniche ischemiche e infette, nel diabetico e nell’arteriopatico, nonché quelle che vanno a complicare malattie reumatologiche, quelle vasculitiche e quelle nei pazienti in dialisi; l’osteonecrosi ossea asettica, l’osteomielite cronica, le lesioni da radioterapia della cute, dell’osso e dei tessuti molli (proctiti e cistiti attiniche). Tutte queste indicazioni sono riconosciute dal Sistema Sanitario Nazionale e ammesse al trattamento con costi a carico dello stesso”.

Esistono poi altre indicazioni che potremmo definire emergenti, per le quali sono disponibili lavori scientifici a supporto, ma che non hanno ancora ricevuto l’approvazione al trattamento con costi a carico SSN. Fra questi trattamenti vale ricordare le fratture in ritardo di consolidamento, lo stroke cronico e gli esiti cronici di traumi cerebrali, l’encefalopatia post anossica e la fibromialgia. In particolare, per quest’ultima patologia, ricordiamo la pubblicazione nel 2015 sulla rivista PLOSone di uno studio condotto da una équipe di ricercatori israeliani che indagava proprio gli effetti della ossigeno-terapia con camera iperbarica in 60 donne affette da sindrome fibromialgica.

“Lo studio del Prof. Shai Efrati continua il dott. Di Donato – è un trial randomizzato con controllo e cross over, che confronta un gruppo di pazienti sottoposto a terapia iperbarica con un altro gruppo che non fa nulla fino al primo step di controllo; a questo punto anche il gruppo di controllo viene sottoposto ad OTI prima dell’ultima valutazione. Lo studio di Efrati ha voluto verificare l’efficacia di OTI nel migliorare la sintomatologia della fibromialgia, appaiando i risultati clinici ricavati da questionari validati e i dati strumentali ottenuti con la SPECT cerebrale di perfusione effettuata ai vari step di controllo. Lo studio conclude che le pazienti trattate con OTI riportano un beneficio clinico e un miglioramento della perfusione cerebrale di aree che risultavano ipoperfuse alla valutazione SPECT iniziale, mentre, il gruppo controllo, al primo step di valutazione, non aveva alcuna variazione dei parametri testati”.

Nel centro iperbarico di Bologna vengono trattati pazienti di entrambi i sessi che abbiano ottenuto una diagnosi di fibromialgia in ambiente reumatologico i quali nel corso del trattamento non modificano le terapie farmacologiche in corso. Il protocollo applicato è il medesimo utilizzato da Efrati nel suo studio: 40 sedute OTI effettuate 5 volte alla settimana per 8 settimane consecutive.

“Le controindicazioni cliniche all’OTI rassicura Di Donato – sono poche e specifiche: il pneumo torace in atto, la distrofia bollosa del polmone, la grave insufficienza respiratoria ipercapnica, l’epilessia non controllata dai farmaci e soprattutto le disfunzioni della sfera ORL che impediscono la compensazione dell’orecchio in camera iperbarica durante le variazioni della pressione ambientale. Gli effetti collaterali di OTI sono scarsi e di lieve entità e riguardano quasi esclusivamente i barotraumi auricolari da ritardata compensazione dell’orecchio. La neurotossicità dell’ossigeno, invece, già di per sé molto rara e occasionale, non riguarda i pazienti sottoposti a questo protocollo per la dose di ossigeno relativamente bassa che viene somministrata”.

Ma quali sono i risultati riscontrati in questi quattro anni di attività? “I nostri risultati conclude Di Donato – sembrano confermare quelli di Efrati. In particolare, abbiamo osservato un miglioramento dei disturbi cognitivi e della fatica che, in genere, segue a un miglioramento della qualità del riposo notturno; in un secondo momento vediamo migliorare il dolore diffuso. Non disponiamo dei dati evolutivi di tutti i pazienti, ma sappiamo che alcuni hanno mantenuto i benefici nel tempo, mentre altri sono tornati per sottoporsi a un ciclo di richiamo. I pazienti che non hanno avuto alcuna risposta sono stati una minoranza”.

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