La medicina d’iniziativa. Un modello organizzativo a sostegno delle cronicità

06

Dicembre 2019

Raffaella Arnesano intervista Cristina Ugolini, Direttrice della Scuola Superiore di Politiche per la Salute (SSPS); Presidente del Centro Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico (CRIFSP), Alma Mater Studiorum Università di Bologna. 

La medicina di “iniziativa” è un modello assistenziale adottabile nell’ambito delle cure territoriali, in particolare all’interno delle cure primarie che fanno perno attorno alla figura del medico di famiglia, ed è rivolto prevalentemente al trattamento delle patologie croniche. Essa si contrappone al modello classico della medicina di attesa a cui siamo più abituati e che ben si adatta alle malattie acute in grado di essere risolte in un lasso di tempo relativamente breve. È invece del tutto inopportuna e inappropriata quando emergono patologie che, se non adeguatamente monitorate e trattate nel tempo, diventano purtroppo degenerative. La medicina di iniziativa si basa quindi sul presupposto che le patologie croniche non siano adatte alla logica tradizionale dell’attesa in cui il medico aspetta in ambulatorio che il paziente lo contatti per esporgli uno squilibrio nel suo stato di salute, ma è l’intero sistema sanitario che deve riorganizzarsi in modo proattivo per andargli “incontro”, per intercettarlo prima che le patologie insorgano o si aggravino, con un fortissimo investimento sulla prevenzione e sull’educazione.

Dr.ssa Ugolini, quali obiettivi si possono raggiungere attraverso la medicina di iniziativa?

Attraverso l’adozione di questo modello organizzativo vi è la crescente possibilità di raccogliere informazioni sui consumi sanitari individuali, in ogni fase e livello assistenziale; ciò offre potenti strumenti di analisi capaci di migliorare le attività di programmazione e di gestione e soprattutto per migliorare l’efficacia delle cure e la qualità del processo assistenziale. Infatti, l’evoluzione e il raffinamento dei sistemi informativi disponibili ci consentirà di utilizzarli sempre più proficuamente per la costruzione dei registri di patologia, per predisporre un sistema di allerta che aiuti il team delle cure primarie ad attenersi ai protocolli diagnostico terapeutici convalidati, ma anche come feedback per i medici attraverso il monitoraggio degli indicatori prescelti per la gestione delle malattie croniche.

In che modo il modello proposto può ridurre il peso delle patologie croniche in Italia?

Le potenzialità offerte dallo sviluppo dei sistemi informativi e dalle crescenti disponibilità di big data sembrano particolarmente promettenti in un’ottica di intervento “population-based”: si tratta di utilizzare le informazioni disponibili per stratificare la popolazione – sulla base delle sue caratteristiche di salute e dei consumi sanitari pregressi – in classi di rischio che consentano di creare gruppi il più possibile omogenei per aree di intervento. L’idea alla base della medicina di iniziativa è che sia certamente importante prendere in carico adeguatamente un paziente cronico, ma sia importantissimo concentrare gli sforzi della prevenzione sui gruppi “a rischio” di cronicità, per prevenire l’insorgenza della malattia o comunque per posticiparla il più possibile. Da questo punto di vista la medicina di iniziativa lavora quindi per rallentare il peso delle patologie croniche in Italia. In un futuro che sembra purtroppo così gravato dalle cronicità è tanto più importante cominciare al più presto a lavorare sulla prevenzione e sull’informazione di corretti stili di vita.

Che ruolo ha il soggetto affetto da cronicità nella medicina d’iniziativa?

All’interno della medicina di iniziativa un ruolo chiave viene assunto dal paziente che diventa il protagonista attivo dei processi assistenziali e a cui deve essere insegnata una corretta gestione della malattia che purtroppo gli sarà compagna per molti anni. A questo proposito, quando si parla di supporto all’auto-cura come elemento cardine della medicina di iniziativa si intende proprio aiutare i pazienti e le loro famiglie ad acquisire abilità e fiducia nella gestione della malattia, procurando gli strumenti necessari e valutando regolarmente i risultati raggiunti e i problemi incontrati. Particolare rilevanza assumono a questo riguardo le associazioni di pazienti che sono particolarmente vocate a generare empowerment e che possono costituire un tramite prezioso tra le necessità dei pazienti e il mondo sanitario deputato alla loro presa in carico, offrendo occasioni di conoscenza, di confronto e di formazione.

Si evidenziano delle “buone pratiche” anche in Italia?

Le esperienze censite in Italia sono numerose, le più note e studiate riguardano certamente le regioni del nord come Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Lombardia, ma sono sicura che anche in altre regioni italiane il modello della sanità di iniziativa sta cominciando a suscitare interesse, se non a mostrare già i primi successi sul campo.

Esistono dei percorsi formativi di medicina d’iniziativa?

Sono certa che i percorsi sono numerosi nelle diverse sedi universitarie. Come Università di Bologna, in particolare come Scuola Superiore di Politiche per la salute, lavoriamo da tempo su questi temi soprattutto attraverso lo strumento dei corsi di alta formazione e dei corsi di formazione permanente. In questi anni abbiamo offerto numerosi percorsi di approfondimento dedicati ai professionisti ospedalieri, ai medici di famiglia, alle professioni infermieristiche e agli assistenti sanitari. Recentemente (giugno 2019) abbiamo appena concluso il primo corso universitario destinato alle associazioni dei pazienti, a cui ha collaborato anche APMARR, costituito da sei intensi moduli didattici per aiutarle ad essere sempre più aggiornate, formate e competenti; per aiutare i pazienti a svolgere quel ruolo attivo che la medicina di iniziativa riserva loro. Speriamo di poter lavorare presto ad una seconda edizione di questa nuova modalità di formazione che per la prima volta non si concentra solo sugli operatori del mondo sanitario ma che, attraverso la mediazione delle associazioni di rappresentanza dei pazienti, mira alla fine a potenziare il coinvolgimento dei diretti interessati.

Documenti collegati:

Intervista_Cristina_Ugolini_Medicina_di_iniziativa.pdf

Sede legale: Via Molise, 16 – 73100 Lecce (LE)
Sede operativa : Via Miglietta, 5 c/o Asl Lecce (Ex Opis) – 73100 Lecce (LE)
Tel/Fax 0832 520165 - Email: info@apmarr.it - PEC: apmarr@legalmail.it
C.F.: 93059010756 - P.Iva: 04433470756 - Codice SDI: W7YVJK9
Privacy Policy