Yoga terapia: uno strumento in più per combattere l’infiammazione

23

Gennaio 2020

Serena Mingolla intervista Alessandra Cocchi, sociologa e insegnante di Integral Yoga

Alessandra Cocchi, sociologa e insegnante di Integral Yoga, ci è stata presentata dalla nostra amica Dr.ssa Lesley Saketkoo (Reumatologa di New Orleans, esperta in Sclerodermia) con la quale, a fine novembre, ha realizzato un ritiro di yoga sull’Isola di Jersey (UK) dedicato a persone con gravi problemi respiratori. Alessandra è una Integral Yoga Therapist, tra le prime certificate dalla International Association of Yoga Therapists degli Stati Uniti.

Alessandra, l’antica disciplina dello Yoga, se utilizzata in tutte le sue componenti, può essere considerata una terapia. Qual è il valore aggiunto dello Yoga “integrale”?

L’Integral Yoga agisce simultaneamente su vari livelli – fisico, mentale, emotivo e spirituale – riequilibrando la risposta allo stress di chi lo pratica. Tutti gli “strumenti” Yoga sono combinati terapeuticamente in un’unica sessione: posture o asana del corpo, tecniche di respirazione o pranayama, rilassamento profondo o yoga nidra, vibrazioni sonore o mantra, meditazione e immagini.

Ci spieghi meglio in cosa consistono questi diversi elementi che si “integrano” tra di loro?

Gli asana sono più di un esercizio fisico, sono modelli regolatori costituiti da movimento, respiro e consapevolezza. In altre parole, ciò che differenzia le posture yoga dall’esercizio standard è il modo in cui vengono eseguite e mantenute mentre respirano profondamente, con mente concentrata, entro i propri limiti, con l’obiettivo di costruire una posa che sia stabile e confortevole allo stesso tempo (una metafora psicologica in sé). Yoga Nidra, o rilassamento guidato profondo, si riferisce invece alla consapevolezza cosciente nello stato di sonno profondo, in cui si operano i processi di autorigenerazione cellulare. Il pranayama (o tecniche di respirazione) è molto più che un semplice esercizio di respirazione, è strettamente connesso agli stati di equilibrio energetico del corpo; la ripetizione del mantra è il modo in cui le vibrazioni sonore vengono fatte risuonare internamente attraverso i fluidi corporei; la meditazione, a volte condotta attraverso le immagini, è la pratica mediante la quale la mente viene portata alla consapevolezza e all’autocoscienza, e infine al “non pensare”.
Ognuna di queste diverse fasi ha i suoi benefici psico-fisiologici, ma se combinate insieme il loro potenziale si moltiplica. Ciò è tanto più vero quando la pratica dello Yoga è combinata con una dieta specifica, un regolare esercizio fisico moderato e un supporto socio-psicologico, come dimostrato dalla ricerca del Dr. Ornish sulla terapia cardiovascolare e del cancro, che rappresenta un modello riconosciuto per le applicazioni terapeutiche di Yoga integrale.

Ci parli degli studi scientifici che hanno avvalorato la correlazione tra Yoga e diminuzione dell’infiammazione?

Sono diversi ormai gli studi hanno messo in risalto i benefici dello Yoga per la salute fisica e mentale e hanno evidenziato riduzioni del tono del sistema nervoso simpatico e aumenti dell’attività vagale, entrambi fattori che possono avere conseguenze endocrine e immunitarie favorevoli, inclusa una riduzione di quello stato infiammatorio sistemico che è alla base di molte malattie croniche (diabete, sindrome metabolica, ipertensione, arteriosclerosi, disordini autoimmunitari) endemiche in una civiltà industrializzata come la nostra.
È disponibile un’interessante meta-analisi in cui sono stati studiati i benefici delle terapie mente-corpo come Yoga, TaiChi e Qi Gong sul sistema immunitario, che ha dimostrato la diminuzione dei marker di infiammazione e sulle risposte immunitarie antivirali.
Un ulteriore studio ha evidenziato gli effetti benefici del rilassamento di pratiche come la meditazione, lo yoga e la preghiera ripetitiva (mantra) e ha dimostrato cambiamenti significativi nei meccanismi infiammatori: la risposta al rilassamento si dimostra come un efficace intervento terapeutico che contrasta gli effetti avversi dello stress in patologie come ipertensione, ansia, insonnia e invecchiamento. A livello molecolare, è stato scoperto che la pratica migliora l’espressione dei geni associati al metabolismo energetico, alla funzione mitocondriale, alla secrezione di insulina e al mantenimento dei telomeri, alla ridotta espressione di geni che regolano la risposta infiammatoria e ai percorsi correlati allo stress. Naturalmente parliamo di una pratica quotidiana regolare di queste tecniche millenarie intese a stimolare le risposte immunitarie grazie al rilassamento.
Attualmente, i ricercatori Bartlett, Moonaz, Mill, Bernatsky e Bingham stanno impiegando lo Yoga integrale per valutare gli effetti della pratica sulle malattie reumatiche. I risultati dello studio preliminare confermano che lo Yoga integrale è una pratica adatta a soggetti con specifici disturbi reumatici: oltre a migliorare l’ossigenazione, il rilassamento, la consapevolezza, la riduzione dello stress, dell’ansia e la promozione del benessere e della qualità della vita, ci sono evidenze che lo Yoga possa aiutare a ridurre i mediatori infiammatori tra cui la proteina C reattiva e l’interleuchina-6.

L’ospedale San Matteo di Pavia ha aperto le porte alla Yoga Therapy. La tua collaborazione con il Prof. Antonio Di Sabatino, Direttore della Clinica Medica del Policlinico San Matteo di Pavia e Ordinario di Medicina Interna all’Università di Pavia, si è tradotta in un vero e proprio studio osservazionale pilota sugli effetti dell’Integral Yoga Therapy su un campione di pazienti affetti da malattia di Crohn e malattie croniche intestinali. Cosa ci puoi raccontare al riguardo?

I risultati, seppur limitati dall’esiguità del campione, hanno superato ogni attesa dimostrando come il connubio scienza-yoga, operando l’uno sul piano clinico-farmacologico, l’altro sul piano mentale-emozionale, possa rappresentare più della somma delle singole parti, mettendo in atto un ciclo positivo che si auto-potenzia. Gli sforzi sono ora tutti mirati alla validazione di questi primi risultati. Una ricerca a livello nazionale è in fase di progettazione.

Che tipo di pratica Yoga proponi alle persone con questo tipo di patologie croniche?

La pratica che ho ritagliato per le patologie intestinali segue il modello strutturale di una classica lezione di Integral Yoga, debitamente adattata per venire incontro alle esigenze della patologia. È costituita da tre fasi: la prima, di preparazione, prevede un rilassamento guidato e pratiche di scioglimento articolare volte a eliminare le tensioni più superficiali, oltre a pratiche di rafforzamento del pavimento pelvico; la seconda parte è costituita da classiche posture yoga che muovono il corpo in ogni direzione (arcuazione, flessione, inversione e torsione) mirate a favorire un sano ritorno del flusso energetico nell’area pelvica e addominale; la terza sezione è caratterizzata da pratiche sottili, quali un secondo rilassamento profondo guidato, tecniche di respirazione e di meditazione, fondamentali per accedere a uno stato fisiologico, psicologico e interiore propizio al ristabilimento dello stato di benessere.
Un pacchetto di tal genere (e di qualunque metodo di Yoga che sia flessibile, dolce e votato all’autoascolto) è in grado di abbattere i livelli infiammatori e di rafforzare il sistema immunitario, oltre a operare a livello profondo nel senso della consapevolezza di sé, delle proprie emozioni emergenti, fornendo strumenti per gestire quelle stesse emozioni che troppo spesso sono causa di stress, a sua volta sorgente patologica o di mantenimento delle condizioni patologiche in un circolo vizioso difficilmente arrestabile con i soli farmaci.

Molti dei nostri lettori con patologie reumatologiche si chiederanno come è possibile praticare Yoga se si prova dolore a causa della propria malattia, o stanchezza, o ancora se si è limitati nei movimenti. Cosa possiamo rispondere?

Praticando uno Yoga che sia “accessibile”. Ho l’onore di essere una formatrice di insegnanti di Yoga Accessibile. Non si tratta di uno stile specifico di Yoga, ma di una metodologia volta a rendere accessibili gli strumenti dello Yoga in qualsiasi condizione si sia, allettati o limitati nella propria mobilità, sofferenti o esausti. È necessario che la pratica Yoga venga adattata a ogni personale bisogno, e può trascendere totalmente dall’impegno fisico se la condizione in questione lo richiede. Lo Yoga non è solo lavoro fisico: lo Yoga è tecniche di respiro, di rilassamento e di meditazione. E queste sono potentissime, senza richiedere alcun dispendio di energia. Tutti possono fare Yoga, anche immobili in una carrozzina o in un letto. A coloro che sono sofferenti nei picchi sintomatologici più acuti suggerisco queste pratiche che chiamiamo “sottili”, la cui guida è oggi molto facilmente reperibile su internet.

Riferimenti bibliografici:
Daubenmier J.J., Weidner G., Sumner M.D., Mendell N., Merritt-Worden T., Studley J., Ornish D., The contribution of changes in diet, exercise, and stress management to changes in coronary risk in women and men in the multisite cardiac lifestyle intervention program, Ann Behav Med. 2007 Feb;33(1):57-68, PMID: 17291171 [PubMed – indexed for MEDLINE]. It is to be noted that as far as Dr. Ornish Method review is concerned, the definition of Stress Management actually refers to the Integral Yoga practice of Swami Satchidananda (see Dean Ornish, Program for reversing Heart Disease, Ballantine Books, 1991-1996)

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