Il ruolo della chirurgia per ridurre gli effetti della mano reumatica

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Gennaio 2020

Raffaella Arnesano intervista Michele Rampoldi, Direttore UOC Chirurgia ricostruttiva della mano della ASL Roma 2

Il polso e la mano sono i distretti più colpiti e spesso i primi ad essere interessati nell’artrite reumatoide. È premessa condivisa da tutti che, per raggiungere il migliore risultato del trattamento sia fondamentale la collaborazione tra reumatologo, chirurgo della mano, fisiatra e medico di medicina generale. Tuttavia, ancora oggi spesso tra noi c’è scarsa comunicazione e questo può portare il chirurgo ad operare quando non deve, o il reumatologo a non inviare il paziente al chirurgo quando questo può migliorare la sua qualità di vita e risolvere una disabilità. Un approccio multidisciplinare alla patologia e soprattutto un percorso chiaro di cura è la prospettiva che tutti insieme dobbiamo perseguire.

Prof. Rampoldi, cosa succede alla mano di un pazienze con artrite reumatoide?

L’artrite reumatoide è una malattia evolutiva che progressivamente tende a interessare le piccole articolazioni della mano e del polso. Con l’evoluzione della patologia la mano tende a deformarsi e a formare delle infiammazioni delle articolazioni e dei tessuti sinoviali che provocano dolore e rendono l’arto interessato sempre meno funzionale. Il dolore e la difficoltà di movimento sono il primo sintomo dell’artrite reumatoide: l’impaccio nel movimento; il gonfiore alle articolazioni possono essere considerati i primi “campanelli d’allarme” per arrivare più velocemente ad una diagnosi. Tengo a sottolineare che per questo tipo di patologia arrivare prima ad una diagnosi vuol dire somministrare una cura sempre più precisa ed efficace che può portare a un controllo assoluto della malattia e dunque a ridurne moltissimo gli effetti degenerativi ad essa legati.

Quali altre forme di artrite colpiscono le mani?

Ci sono altre forme di artriti non necessariamente reumatoidi che interessano le articolazioni; ci sono per esempio artriti in altre malattie come la psoriasi e il lupus e in altre numerose patologie non strettamente legate alla malattia reumatica. Di certo, però, l’artrite reumatoide e gli effetti legati alla patologia rappresentano un problema molto importante in Italia, essendo una malattia che colpisce un numero non trascurabile di persone creando delle limitazioni che possono segnare la vita del paziente.

Quando si arriva ad intervenire chirurgicamente sulla mano di un paziente?

La chirurgia può intervenire in varie fasi della malattia e per individuare il momento più opportuno per operare è importante che vi sia una collaborazione molto stretta tra il reumatologo che ha in cura il paziente e il chirurgo della mano. Lavorare in sinergia e in un team multidisciplinare è fondamentale per evitare che si arrivi tardivamente alla chirurgia che può avere sia un potere preventivo sulla patologia e sia correttivo delle deformità generate sulla mano dall’evoluzione della malattia. Qualche anno fa si interveniva chirurgicamente molto più tardivamente quando oramai la malattia aveva creato delle deformità importanti; oggi invece si evita assolutamente di arrivare a quei gradi di deformità e si interviene sia con un’azione preventiva così da evitare la progressione della malattia, attraverso l’asportazione della sinovia attorno ai tendini e alle articolazioni; sia per correggere le deformità gravi o per sostituire le articolazioni stesse quando il danno oramai si è verificato. Anche la protesica di queste articolazioni ha subito uno sviluppo importante nelle tecnologie; per esempio si sono avuti dei grandi miglioramenti nella sostituzione del polso. Anche se, grazie alle nuove terapie farmacologiche, i pazienti affetti da questa malattia, oltre 400.000 in Italia, hanno significativamente migliorato la loro qualità di vita, limitato la disabilità e ridotto il ricorso a trattamenti chirurgici, la chirurgia ha ancora un ruolo significativo nella cura di questa condizione.

Nel mese di ottobre 2019 Lei è stato il promotore del congresso “La mano reumatoide. Ruolo attuale della Chirurgia”, cosa è emerso?

Il tema centrale, discusso nell’incontro di Roma da internisti, reumatologi, chirurghi ortopedici, fisiatri, medici di famiglia e rappresentanti delle associazioni pazienti, è stato quello dell’importanza della collaborazione e della condivisione tra tutte le figure cliniche coinvolte nell’inquadramento di una malattia e nell’assistenza ad una persona con la malattia, che necessita chiaramente di un approccio multidisciplinare, ma soprattutto di un percorso chiaro di cura. Abbiamo parlato anche del rafforzamento della rete reumatologica regionale, dell’adozione di percorsi diagnostico-terapeutici adeguati, e della maggiore collaborazione, oltre che con la medicina del territorio, tra reumatologo, chirurgo e fisiatra.

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