Morfologie n°36, Il Medico di base in tempo di pandemia

Morfologie n°36, Il Medico di base in tempo di pandemia

Raffaella Arnesano intervista Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO

Durante questi duri mesi di pandemia l’ordine ha chiesto maggiore tutela per i medici di medicina generale; quali risposte sono arrivate dai decisori?

Vorrei ringraziare il Ministro della Salute, Roberto Speranza, per il sostegno e l’impegno, decisivi per consentire, secondo le istanze degli Ordini, l’adozione di misure di sicurezza ai Medici durante l’epidemia di Covid-19. Questo impegno si è concretizzato in vari modi: durante la prima fase acuta dell’epidemia, fornendo ai nostri medici, attraverso gli Ordini territoriali, le mascherine. Prevedendo, per legge, che i Dispositivi di Protezione Individuale fossero distribuiti prioritariamente ai Medici, ivi compresi i Medici convenzionati, vale a dire i Medici di Medicina Generale, della Continuità assistenziale, del 118, i Pediatri di Libera Scelta, gli specialisti ambulatoriali. Inoltre, la FNOMCeO ha da poco stretto un accordo quadro con il Commissario Straordinario Domenico Arcuri per l’acquisto a prezzo calmierato, per conto di Ordini, Sindacati e Associazioni mediche, di mascherine. Ci auguriamo che non tornino i tempi bui di marzo-aprile, quando, alla crescita esponenziale dei contagi, si associò una carenza dei dispositivi individuali di protezione, per cui molti medici di medicina generale, e molti medici e odontoiatri liberi professionisti si trovarono a dover fronteggiare il virus ‘a mani nude’. Purtroppo il quadro epidemiologico, che vede una risalita delle infezioni e dei ricoveri nelle terapie intensive, dimostra che il virus non è scomparso, e anzi la seconda ondata è ormai in corso. Per questo dobbiamo essere pronti: una delle strategie, sottolineata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, consiste proprio nel mettere in
sicurezza gli operatori sanitari, cui è affidato il compito di proteggere e curare i cittadini.

Come è cambiato il ruolo del Medico di base nello scenario epidemiologico del coronavirus?

Il Medico di Medicina Generale, insieme ai pediatri di libera scelta e agli specialisti ambulatoriali, può e deve avere un ruolo di primo piano nella gestione di questa fase della pandemia. Questi 80mila medici possono diventare vere e proprie sentinelle sul territorio, per avviare, insieme alle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale, composte sempre da medici di medicina generale e da infermieri, un monitoraggio della popolazione, volto a individuare rapidamente e ad arginare i focolai. Ovviamente il Medico di Medicina Generale non può più lavorare da solo. Occorre costituire micro team delle cure primarie, con medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sanitari, tecnici, che lavorino insieme in autonomia e sinergia. E, per far questo, servono nuove strutture, più ampie, e dotate di tutti gli strumenti adeguati e necessari alla diagnostica di primo livello e alla somministrazione di terapie. Il paziente che si reca in questi ambulatori, o che è seguito al suo domicilio, deve trovare le risposte alle sue domande di salute: deve poter effettuare un elettrocardiogramma, un’ecografia, alcuni esami radiologici, alcune analisi di laboratorio; deve poter essere sottoposto alle terapie riabilitative, iniettive, alle cure palliative e alle vaccinazioni previste. A questo proposito, ribadiamo, ancora una volta, che l’accesso alla vaccinazione, che prevede una valutazione anamnestica, non può che avvenire alla presenza del medico.

L’emergenza Covid ha spesso reso inaccessibile il percorso di cura dei pazienti più fragili, questo ci indica che bisogna ripensare al “Sistema Salute”, potrebbe essere la medicina territoriale una soluzione?

L’epidemia di Covid-19 non ha fermato le altre malattie e ha acuito le disuguaglianze di salute. Molti cittadini sono stati costretti a rimandare le visite, e le liste d’attesa si sono ulteriormente allargate. Ora è il momento di risolvere questo problema, che affligge da anni il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Non bastano, a questo punto, interventi tampone: occorre una vera riforma strutturale del sistema. È il momento di cambiare registro: l’unica soluzione possibile e definitiva alle liste d’attesa è quella di alleggerire gli ospedali, prendendo in carico i pazienti cronici sul territorio, tramite il rafforzamento delle cure primarie. In altre parole, se il cittadino non può avere accesso alle prestazioni, bisogna portare le prestazioni, e i professionisti, vicino al cittadino. Come spesso ricorda il Ministro Speranza, “prossimità” è la parola chiave: per colmare le disuguaglianze di salute, per gestire la cronicità, per dare risposte al cittadino. E, per raggiungere questi obiettivi, occorre investire sulla medicina del territorio.

Si è modificato il rapporto Medico/Paziente in questi mesi?

Possiamo dire che, se sono aumentate le distanze fisiche, c’è stato, invece, un avvicinamento tra medico e paziente che ha rinsaldato la relazione di cura. I medici, in particolare i medici di famiglia, sono per natura e ruolo vicini ai pazienti che li scelgono. È stata purtroppo questa vicinanza, questa familiarità, questa intimità e cordialità di rapporti con le persone, insieme alla mancanza di idonei dispositivi di protezione individuale a causarne l’infezione e a provocare la strage dei sanitari. E anche in queste condizioni nessuno di loro, nessuno di noi, ha rinunciato a curare, nessuno è venuto meno ai valori del Giuramento. Ci sono stati Medici di famiglia che, nelle zone rosse, dormivano negli ambulatori, per continuare a fare prescrizioni e ad assistere i loro pazienti per telefono, anche se bloccati dalla quarantena. Siamo stati chiamati eroi, per avere affrontato il virus ‘a mani nude’ quando i dispositivi individuali di protezione non si trovavano; per aver sacrificato la salute – e anche la vita – pur di tener fede ai principi del nostro Giuramento. Siamo stati definiti da Papa Francesco “i santi della porta accanto”. È in questo senso che noi vogliamo continuare a essere eroi: eroi silenziosi che svolgono con coraggio e dedizione il loro dovere, quello di curare. Mai più vogliamo che l’eroismo si traduca in un martirio ingiustificato, perché prevenibile. Non è etico, non è degno di un paese civile. Non è neppure efficace in un’ottica di sicurezza delle cure che, come ribadito appunto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, non può prescindere dalla sicurezza degli operatori. Dall’altra parte, la gente ha avuto paura del contagio ed era convinta che le strutture sanitarie fossero luoghi pericolosi. La pandemia ha rivoluzionato le modalità dei rapporti medico-paziente: secondo un recente sondaggio, presentato al Meeting di Rimini, per il 74% si sono svolti per telefono, per il 60% attraverso i social, e per il 25% tramite email. Molti cittadini, purtroppo, hanno rimandato o annullato visite necessarie. Anche qui è fondamentale, in un’ottica di prevenzione, il rapporto con il medico di famiglia, che ha il ruolo di consigliere dell’assistito per le scelte che riguardano la sua salute.

Gli ambulatori dei medici di base sono pronti a una gestione più “Smart” del rapporto Medico/Paziente?

Sì e lo hanno dimostrato. Tra gli effetti collaterali positivi della pandemia c’è quello di aver dato un impulso alla completa dematerializzazione delle ricette, e alla salute digitale. L’uso delle nuove tecnologie deve essere implementato, ma anche regolamentato. Penso al fascicolo sanitario elettronico, penso ai teleconsulti tra medici di medicina generale e specialisti. Il Comitato Centrale della FNOMCeO è già al lavoro.

Cosa deve fare un paziente prima di recarsi dal proprio medico?

Raccomandiamo ancora, in questa fase, per aumentare il distanziamento sociale, il triage telefonico e la visita su appuntamento. I pazienti che hanno sintomi respiratori, in particolare, non devono recarsi di propria iniziativa nell’ambulatorio e soggiornare nella sala d’attesa con gli altri assistiti.

Documenti collegati:

Intervista-Filippo-Anelli_Presidente-FNOMCeO_Morfologie-n°36.pdf

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